Il programma di sviluppo integrato
Sul finire degli anni '90, dinnanzi ad amministratori, imprenditori e stakeholders del quadrante sudorientale della provincia romana, si è posta una nuova duplice sfida: dimostrare la capacità di seguire e non subire le nuove tendenze di crescita socioeconomica della Capitale; innescare fenomeni di sviluppo endogeno fondate sulle potenzialità locali. Maturò, così, dal basso, una idea nuova di sviluppo locale, di ampia valenza e con una visione prospettica molto ambiziosa, per fare del quadrante SE della provincia romana, un sistema territoriale definito, integrato in tutte le sue componenti sociali e produttive, con prospettive all'altezza delle proprie tradizioni e delle proprie risorse.
Al sistema territoriale in via di consolidamento, si decise di dare un nome evocativo e di grande suggestione quale è Colline Romane. E così, ormai, da oltre 10 anni la dizione Colline Romane connota la vasta area posta nella parte sud-est della Provincia di Roma, omogenea per:
- caratteristiche territoriali ed ambientali;
- dinamiche socio-economiche;
- valore e significato archeologico, storico ed artistico grazie alla presenza diffusa di un patrimonio inestimabile.
L'individuazione del brand Colline Romane già dava il segno di una volontà di cambiamento, ponendosi sì in sinergia con l'Urbe ma differenziando l'immagine del territorio ed il suo prodotto turistico, con una sottolineatura all'unicità del patrimonio ambientale e culturale dei luoghi, alle tradizioni locali, all'identità di città, paesi, borghi, che hanno spesso alle spalle una storia millenaria. La scelta di puntare sul turismo, come volano per avviare e sostenere una nuova fase di crescita economica e sociale delle Colline Romane è stata – quindi - il caposaldo di una strategia maturata consensualmente da tutti gli attori locali e fondata sull'analisi delle effettive potenzialità territoriali.
- I punti di forza del territorio
- La genesi del Programma di Sviluppo Integrato
- Caratteristiche del Programma
- Dal Programma di Sviluppo Integrato al patto territoriale
I punti di forza del territorio
Il vulcano laziale con i laghi di Albano e di Nemi, i Monti Lepini e Prenestini, la valle del Sacco, creano un sistema di grande interesse ambientale con vaste presenze boschive e realtà agricole vitali con produzioni di pregio quali – per citare le più note - i vini dei castelli Romani.
La storia, nel territorio delle Colline Romane ha lasciato tracce profonde e praticamente continue, snodandosi dalle vicende del Lazio preromano all'epopea di Roma per giungere, attraverso il Medioevo ed alle sue torri e fortificazioni, fino all'età del Rinascimento che ha arricchito il territorio di splendide ville e dimore patrizie.
L'industrializzazione ha interessato l'area in tempi relativamente recenti, in confronto ad altre parti del Lazio e del Paese ma costituisce una realtà di grande rilievo che si articola prevalentemente nel versante pedemontano ovest e nord-ovest dei Castelli (aree ex CASMEZ di Pavona e Cecchina) e lungo l'asse prenestino e della valle del Sacco imperniandosi sul polo di Colleferro. In ogni caso, il sistema produttivo locale vede la prevalenza di piccole e medie imprese ed un artigianato diffuso; forti sono i legami con i vicini poli industriali tiburtino, pontino e del frusinate; più recente è la diffusione di attività terziarie anche connesse alla domanda di servizio avanzati dell'area romana e delle industrie dei settori meccanico ed elettronico nonché delle realtà della ricerca. Colleferro è sede di un BIC, il business innovation centre, ove ha anche sede un "incubatore d'imprese". Il BIC sorge a fianco di un'area appartenente a vecchi opifici militari, ora recuperata e trasformata in polo terziario grazie a progetti di patto territoriale.
Le dinamiche insediative hanno profondamente mutato, negli ultimi decenni, il volto di parte dell'area delle Colline Romane. Un'urbanizzazione diffusa caratterizza porzioni significative del territorio continuando spesso a gravitare, per quanto riguarda molti servizi essenziali, sui tradizionali centri storici comunali. Nell'area albana e tuscolana le conurbazioni dei diversi Comuni si sono saldate ed un fenomeno similare sta avvenendo nei centri maggiori della Valle del Sacco, interessati da una forte espansione.
In termini di demografia, la crescita è costante nel corso del passato decennio. La popolazione aumenta a causa dell'immigrazione e del trasferimento di residenti dalla Capitale.
Per quanto riguarda la dotazione infrastrutturale è doveroso riconoscere che per molti aspetti essa non ha "tenuto il passo" né con le trasformazioni del territorio né con le dinamiche socio-economiche ed insediative. I trasporti stradali e ferroviari, in modo particolare, appaiono costituire un "nodo" da risolvere per il futuro delle Colline Romane,: per la crescente difficoltà di rispondere alle esigenze del pendolarismo; per l'impossibilità di garantire un'agevole logistica alle imprese industriali ed artigianali; per il condizionamento esercitato sulla fruizione turistica, spesso penalizzata dal soffocamento e dalla congestione che caratterizza soprattutto i Comuni di maggiore rilevanza storico-artistica ed i loro centri storici in particolare.
La vicinanza con la città di Roma, infine, costituisce, al tempo stesso, una sostanziosa opportunità – vuoi solo per le sinergie attivabili in campo turistico - ed un elemento polarizzante dell'economia delle Colline Romane e delle sue dinamiche endogene troppo spesso "soffocate" dalla forza di attrazione del polo romano. L'elevato pendolarismo dei centri delle Colline Romane verso la Capitale è la migliore testimonianza del condizionamento di Roma sull'economia locale. L'area delle Colline Romane, dunque, si caratterizza sicuramente per le grandi potenzialità di sviluppo, incentrate su una migliore valorizzazione delle potenzialità turistiche in connessione con una più puntuale ed articolata azione di tutela del patrimonio ambientale e storico-artistico. Le Colline Romane, tuttavia, vedono il proprio futuro legato alla risoluzione di alcune problematiche essenziali connesse alla tutela dei beni ambientali e storico-artistici, ad una qualificazione e potenziamento dell'offerta turistica, ad una crescita dell'imprenditoria locale anche in un'ottica di internazionalizzazione, all'adeguamento del patrimonio infrastrutturale, al miglioramento della qualità urbana e della accessibilità ai centri storici ed al patrimonio museale e culturale.
La genesi del Programma di Sviluppo Integrato
Obiettivo centrale – quale VISION del progetto di sviluppo delle Colline Romane - è la crescita socio-economica, l'elevazione della qualità della vita delle popolazioni dell'area, la valorizzazione del patrimonio ambientale, archeologico, storico-artistico e culturale.
L'obiettivo può essere raggiunto attraverso un coerente e conseguente operato delle amministrazioni locali in sinergia con l'imprenditoria locale chiamata a valorizzare le risorse e le vocazionalità del territorio, ed il turismo in modo particolare.
La conoscenza del territorio e delle sue dinamiche che caratterizza tutti gli attori locali delle Colline Romane, ha portato ad individuare, nell'area di riferimento, 5 principali settori d'intervento collegati alle vocazionalità e su cui focalizzare sforzi ed investimenti per il conseguimento dell'obiettivo centrale di sviluppo:
- creazione e potenziamento di servizi ed infrastrutture di accoglienza turistica;
- promozione e valorizzazione del sistema agroalimentare e delle produzioni tipiche dell'area;
- qualificazione del sistema produttivo della piccola a media impresa, dell'artigianato e dei servizi;
- valorizzazione e recupero delle risorse ambientali, storico-culturali e del patrimonio edilizio;
- reti tecnologiche e servizi d'interesse pubblico.
Il turismo è apparso come il settore con maggiori potenzialità ed a vocazionalità più diffusa, cioè come il vero "punto di forza" delle Colline Romane con capacità di generare positivi effetti anche sugli altri settori collegati. Non a caso, il dibattito fra attori locali avvenuto fra il 1998 ed il 2000 ha visto come assoluti protagonisti gli imprenditori turistici: i più convinti delle potenzialità del territorio e pronti a scommettere (cioè ad investire) sul settore caratterizzato da maggiori opportunità.
I grandi poli manifatturieri delle Colline Romane – Colleferro ed Albano-Ariccia – erano segnati nel primo caso dalla crisi irreversibile dell'industria militare, nel secondo caso dal mancato decollo del sistema produttivo avviato, negli anni '60, dalla Cassa del Mezzogiorno. Anche il sistema agricolo ed agroalimentare manifestava tutta la sua fragilità. I prodotti di qualità, ad iniziare dal vino, mantenevano i loro posizionamenti sul mercato ma avevano difficoltà a raggiungere picchi di eccellenza; la rete delle aziende e delle imprese era poi frammentata, con conseguente difficoltà a far nascere filiere integrate.
Restava il terziario, da intendersi come turismo e servizi innovativi alle imprese.
L'idea strategica è stata quella di considerare le Colline Romane come un'area omogenea ed integrata, ove avviare una globale riqualificazione economica, a partire dal sistema turistico. Si tratta di una considerazione che supera in modo creativo ed innovativo la principale criticità del comprensorio individuata, in sede di diagnosi territoriale, nell'attuale modello di sviluppo di tipo centripeto, gravitante su Roma, che ha causato i noti costi economici e sociali del pendolarismo, il sottoutilizzo delle risorse territoriali, il mancato sviluppo endogeno dell'area.
Pertanto, l'idea - forza (o idea – strategica) delle Colline Romane come sistema territoriale integrato e con primaria attenzione al turismo, nasce e si sviluppa:
- dalla consapevolezza delle potenzialità diffuse dell'area, cioè dall'analisi approfondita del potenziale e delle vocazionalità del territorio, dei punti di forza e di debolezza, delle minacce e delle opportunità, del livello di competitività;
- dall'intuizione e dalla volontà di puntare ad una qualificazione generale del territorio e sul sistema a più alto potenziale per l'area, individuato nel turismo;
- dalla condivisione con la platea degli attori dello sviluppo locale (stakeholders), i quali hanno confermato la massima attenzione che il territorio ha verso l'attività turistica proprio nelle fasi di avvio del progetto, nella redazione delle schede di manifestazione d'interesse.
Il perseguimento della strategia delineata, e della seguente "cascata" di obiettivi, richiedeva mezzi adeguati, flessibili, ambiziosi:
- il patto territoriale è ed è stato parte della risposta complessiva, fornendo una cornice istituzionale solida, condivisa, capace di gettare le fondamenta per un nuova governance locale;
- si è ravvisata l'utilità di avviare, fin dall'inizio ed insieme al patto territoriale, una progettazione organica ed articolata, capace di individuare le necessità strategiche dell'area, le sue vocazionalità e le linee-guida lungo le quali indirizzare le energie dei diversi settori produttivi locali. Insieme all'avvio delle procedure previste per l'avvio di un patto territoriale, nelle Colline Romane, l'attuazione della "idea strategica" ha richiesto un più ampio disegno di vera e propria valenza territoriale quale alveo in cui collocare le azioni socioeconomiche del patto e, al tempo stesso, quale macrostrumento capace di scandire le tappe dello sviluppo locale in accordo con la programmazione cogente – regionale, provinciale e comunale.
E' così nato il PROGRAMMA DI SVILUPPO INTEGRATO delle COLLINE ROMANE (PSvI).
Caratteristiche del Programma
Il PSvI si è mosso nel solco delle indicazioni dello Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo; le Colline Romane sono allora state, fin dall'inizio, concepite in modo policentrico ed articolate in sistemi urbani sovracomunali (SUS); il territorio è stato articolato in 5 ambiti: i colli Tuscolani; i colli Albani; i castelli sudorientali; i colli prenestini; l'alta valle del Sacco ed i Monti Lepini. Nel 2006, i 5 ambiti sono stati riarticolati in 4 (accorpando i colli albani con il Castelli sudorientali) in accordo con il gruppo di lavoro provinciale responsabile della stesura del PTPG.
Il modello di sistema cui si è ispirato il PSvI poggia su una serie di elementi portanti:
- una convinta e solida alleanza tra gli stakeholders, siano essi soggetti pubblici, investitori, soggetti privati;
- un ruolo attivo delle amministrazioni sia in termini di efficacia programmatoria (anche in un ambito sovracomunale) sia in termini di efficienza operativa, soprattutto con riferimento allo snellimento di ogni passaggio burocratico;
- un'impostazione culturale ed un modo di realizzare e gestire gli interventi fortemente convergente in tutto il territorio, eliminando rischi di spontaneismo che producono frammentazione, precarietà e disordine negli interventi;
- un approccio globale ed integrato ispirato ai principi della valorizzazione e non della mera preservazione, attento ai valori della sostenibilità, capace di realizzare un felice connubio tra tutela dell'ambiente, recupero urbanistico, rivitalizzazione delle tradizioni, sviluppo coerente delle attività imprenditoriali.
Il PSvI ha previsto due strumenti attuativi per il raggiungimento degli obiettivi:
- uno orizzontale: il QSL (Quadro di Sviluppo Locale) riferito al territorio, ovvero ad un SUS, in una prospettiva di vero e proprio schema di pianificazione sovracomunale;
- uno verticale, il progetto strategico, riferito a settori di attività complessi, con caratteristiche di rete e con una pluralità di competenze: ambiente; mobilità; turismo; beni culturali; qualità urbana; agricoltura ed agroalimentare; PMI, commercio, artigianato; formazione e risorse umane.
I QSL sono strumenti conoscitivi e di indirizzo sovracomunali, riferiti ad ognuno dei Sistemi Urbani Sovracomunali (SUS o "ambiti") contengono elementi di analisi e di proposta programmatica e, via via, hanno recepito anche le risultanza degli Avvisi degli anni precedenti così da suggerire percorsi non duplicativi di iniziative già in essere.
In definitiva, il QSL supera la ristretta valenza urbanistico territoriale e si configura come strumento di pianificazione socio-economico dinamico, coordinandosi con le politiche di settore di livello provinciale e regionale, da un lato, e le scelte di livello comunale, dall'altro.
In modo specifico, i QSL sono aggiornati in corrispondenza degli Avvisi annuali del patto territoriale così da costituire il riferimento qualitativo e quantitativo per i proponenti e per le successive attività istruttorie.
I progetti strategici, invece, sono mirati alla risoluzione delle principali emergenze individuate nelle Colline Romane; si riferiscono ad interventi materiali ed immateriali e si articolano su una previsione temporale di almeno 5 anni, facendo riferimento alle opportunità connesse con gli strumenti di finanziamento comunitari, nazionali e regionali.
Download QSL 2007:
Dal Programma di Sviluppo Integrato al patto territoriale
Il patto territoriale ha rappresentato veramente il "guscio istituzionale" capace di garantire adeguata governance al complesso di azioni che si andava progettando.
Il patto territoriale è infatti sottoscritto dagli enti locali e da altri soggetti pubblici locali coinvolti nell'attuazione del patto, dalle rappresentanze locali delle categorie imprenditoriali e dei lavoratori interessate e da soggetti privati. Il patto può essere, inoltre, sottoscritto:
- dalla Regione o dalla provincia autonoma nel cui territorio ricadono gli interventi;
- da banche e da finanziarie regionali;
- da consorzi di garanzia collettiva fidi;
- dai consorzi di sviluppo industriale operanti nel territorio oggetto del patto.
La sottoscrizione del patto vincola i soggetti sottoscrittori al rispetto degli specifici impegni e degli obblighi assunti per la realizzazione degli interventi di rispettiva competenza.
La Regione, pertanto, inserisce il patto tra le azioni e le iniziative attuative dei programmi regionali, compresi quelli di rilevanza comunitaria.
Le banche e le finanziarie regionali nei limiti dei loro statuti, assumono l'impegno a sostenere finanziariamente gli interventi produttivi per la parte degli investimenti non coperta da risorse proprie o da finanziamenti pubblici.
I consorzi di garanzia fidi assumono l'impegno a garantire i crediti concessi dalle banche. Gli enti locali e gli altri soggetti pubblici sottoscrittori si sono impegnati, in particolare, a dare piena attuazione alla legge 7 agosto 1990 n. 241 e successive modificazioni e integrazioni, e a tutte le altre norme di semplificazione ed accelerazione procedimentale.
Nel rispetto di queste considerazioni, il "progetto" delle Colline Romane ha creato un apposito partenariato ovvero una stretta concertazione e collaborazione, formalizzata da tre protocolli d'intesa, tra attori diversi che si assumono insieme gli obblighi di portare avanti il progetto comunemente definito ed aggiornato. Il ruolo del partenariato nella nascita e nel consolidamento del progetto delle Colline Romane è stato fondamentale.
Tutte le principali scelte sono state condivise fin dall'inizio da un parterre composto da UIR (Unione Industriali di Roma – Confindustria); Federlazio (Confapi), CNA, Confcommercio, Coldiretti, Confcooperative, Legacoop, CGIL, CISL, UIL e la cui massima espressione è il Tavolo di Concertazione, ove il partenariato sociale partecipa insieme ai Soggetti pubblici, agli istituti di credito, ai privati. Inoltre, sono stati definiti appositi meccanismi concertativi anche per l'aggiornamento del programma e per lavori di natura più spiccatamente tecnica, proprio per garantire al Soggetto Responsabile del patto l'opportuno "accompagnamento" in ogni fase operativa.
In termini sintetici, è possibile dire che se il patto è la cornice istituzionale del processo di sviluppo di Colline Romane, il PSvI è strumento complessivo di governance dei processi amministrativi, programmatori e di investimento così avviati.
Il PSvI è stato lo strumento che ha consentito agli attori delle Colline Romane di dialogare con i soggetti, istituzionali e tecnici, incaricati della redazione del Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento (PTPG).
Ad oggi, il PSvI si pone come potenziale raccordo di natura locale per l'attuazione degli indirizzi del PTPG.
Il PSvI, approvato dal Tavolo della Concertazione nel novembre 2002, è poi stato pubblicato su BURL (S. O. n. 1 al Bollettino Ufficiale n.10 del 10 aprile 2003).
Scarica il Programma di Sviluppo Integrato delle Colline Romane.



