Le Colline Romane
La dizione Colline Romane connota la vasta area posta nella parte sud-est della Provincia di Roma, omogenea per caratteristiche territoriali ed ambientali, per dinamiche socio-economiche, per valore e significato archeologico, storico ed artistico, grazie alla presenza diffusa di un patrimonio di inestimabile valore.
L'individuazione del brand Colline Romane è segno di una volontà di cambiamento, ponendo il territorio in sinergia con l'Urbe ma sottolineando l'unicità del patrimonio ambientale e culturale dei luoghi.
Il territorio delle Colline Romane si può dividere in tre aree geografiche: i Castelli Romani, comprendenti il vulcano laziale con i laghi di Albano e di Nemi, celebri per le produzioni agricole di pregio, per l'arte e la storia millenaria; i Monti Lepini, con ampi spazi naturali e boschivi e centri abitati montani legati alle memorie dei Volsci ed alle tradizioni religiose; la Valle del Sacco, attraversata da importanti assi stradali e di comunicazione (Prenestina, Casilina, autostrada e ferrovia Roma-Napoli e TAV) ed interessata da un crescente dinamismo socio-economico; i Monti Prenestini, con centri archeologici, medievali e rinascimentali inseriti in un contesto ambientale di grande integrità e suggestione.
A loro volta, i Castelli Romani sono articolati in un sistema tuscolano ed in uno albano e di Velletri attraversato dall'Appia.
Pertanto, ai fini della programmazione, le Colline Romane sono state suddivise in 4 ambiti o Sistemi Urbani Sovracomunali, nel rispetto di una concezione policentrica del territorio:
Colli tuscolani
L'assetto storico dei territorio è determinato dagli antichi percorsi di collegamento della antica città di Tusculum - secondo antiche tradizioni fondata da Telegono, figlio di Ulisse e di Circe, ma che, in realtà, sarebbe etrusca - con la pianura e con il Tevere e, più in particolare, dalle antiche vie Latina, Labicana e Tuscolana. Dopo la distruzione di Tusculum (1191) la popolazione si spostò a valle, nel borgo che poi dette origine a Frascati.
Centri e luoghi sacri di fondazione pre-romana e romana sono Rocca di Papa e Rocca Priora. Montecompatri crebbe intorno ad un nucleo del XI secolo e Monteporzio Catone, che accoglie nel suo territorio le rovine di Tusculum, crebbe sul sito di una antica villa romana, come centro del vasto feudo formato dai Borghese nel XVIII sec.
Grottaferrata si sviluppò invece intorno ad una Abbazia fondata da alcuni monaci basiliani provenienti dalla Calabria e guidati da S. Nilo, nell'XI secolo. L'Abbazia si presenta come un sito fortificato, arricchito di successive opere ma comunque ancora caratterizzato dall'originario edificio sacro organizzato secondo le modalità del cattolicesimo greco. L'Abbazia ospita una ridottissima comunità sacerdotale che officia secondo il rito orientale.
Nell'area dei Colli Tuscolani, intorno a Frascati sorgono splendide dimore storiche, costruite fra ‘500 e ‘700, come la Villa Falconieri, la Villa Mondragone, e le altre Ville Tuscolane, la Villa Taverna-Borghese, oggi Villa Parisi, il Parco Borghese e la Villa Lucidi, a Monte Porzio Catone e come la meravigliosa e notissima Villa Aldobrandini di Frascati, progettata, con i suoi splendidi giardini, da Giacomo della Porta e, successivamente, da Carlo Maderno.
Rivestono particolare interesse storico e artistico le Chiese, i palazzi, le cinte murarie e le fortificazioni che arricchiscono i centri storici ed il territorio. Molti dei ricordati edifici e complessi di particolare interesse storico-artistico, sono stati edificati su preesistenze archeologiche, spesso di grande rilievo. Così, ad esempio, la Villa Tuscolana è stata edificata sui ruderi della Villa di Cicerone. Suggestivo è il paesaggio dei Colli Tuscolani, che mantiene tratti di tipicità e distinzione anche dopo le trasformazioni degli ultimi decenni.
I nuclei storici sono tuttora ben visibili nell'originaria collocazione di sommità, dominati dalla mole di un castello, di una chiesa, di una torre. Ampi vigneti ed oliveti si dispongono in tutta la fascia pedemontana del recinto esterno del cratere, con ampi vigneti ed oliveti impiantati nel rispetto della morfologia dei luoghi. E' in queste zone che si producono i vini bianchi da tempo apprezzati dai romani … antichi e moderni: qui ricadono gli areali del DOC Frascati e Montecompatri e qui sono insediate prestigiose cantine, con marchi di grande notorietà.
Colli albani
L'assetto storico del territorio è determinato dall'antico percorso di collegamento dei Colli e di Alba Longa col Tevere - seguito poi dalla via Appia, dalle sue diramazioni e dagli antichi insediamenti sorti ai loro margini ed in corrispondenza dei nodi.
Fra gli antichi luoghi religiosi occorre ricordare i Templi di Giove Laziale ad Alba Longa, di Diana Nemorense a Nemi, di Giunone Sospita a Lanuvio, nonché le navi costruite in età imperiale nel lago di Nemi per la celebrazione di riti sacri che hanno suscitato interesse di poeti e studiosi, basti pensare a Byron e a J. G. Frazer che scrisse uno dei primi studi moderni di antropologia (il ramo d'oro, 1890) proprio incentrato sugli antichi culti del Lazio.
I centri di fondazione romana e pre-romana sono documentati da anfiteatri (come quello di Albano) da opere di raccolta e distribuzione dell'acqua (come i Cisternoni di Albano) da monumenti funerari (come la Tomba detta degli Orazi e Curiazi di Albano), da accampamenti, da ville di età repubblicana ed imperiale, da catacombe.
Dopo la fine dell'Impero romano, ai centri preesistenti e "rifondati" secondo modelli che in alcuni casi registrano influenze saracene (come Ariccia) ed in altri l'influenza dei monasteri benedettini (come Genzano), si sono aggiunti centri di nuova fondazione, come Castel Gandolfo, Marino e Nemi, che pure conservano le antiche memorie.
Ai centri storici, alle Rocche, ai Monasteri si aggiunsero poi i Palazzi, le Ville, le Chiese, i viadotti ed i ponti (come quello che collega Albano con Ariccia, costruito nel 1859): opere realizzate in tutto il territorio dai Papi e dalle principali famiglie nobiliari con la partecipazione degli artisti più qualificati, dal Bernini al Vasanzio, a Pietro da Cortona. Tra i Palazzi si ricordano quelli di Castel Gandolfo (Palazzo apostolico e Villa Pontificia) alla cui definitiva configurazione partecipò il Bernini, di Lanuvio (Palazzo Colonna) e di Ariccia (Palazzo Chigi, progettato dal Bernini insieme con la Chiesa dell'Assunta e con la piazza antistante).
Il patrimonio ambientale, si riassume nei laghi vulcanici di Castelgandolfo e di Nemi, noti in tutto il mondo, circondati ancora da rilevanti formazioni forestali in gran parte ricomprese nel Parco Regionale dei Castelli Romani.
Colli veliterni
Il SUS è stato unito con quello di Albano il quale, in tal modo, viene a gravitare su due centri ordinatori: Albano e Velletri. L'ambito primigenio comprende i due Comuni di Velletri e Lariano. L'origine di Velletri risale ad epoca pre-romana (l'antica Velitrae) e nel suo territorio furono realizzate sontuose ville imperiali.
Nel XII secolo la città rivendicò la sua autonomia e nei secoli successivi essa si sviluppò, con un Palazzo comunale progettato da Giacomo della Porta, con la Cattedrale e con il cinquecentesco oratorio di S. Maria del Sangue. Il Palazzo comunale ospita un Museo che raccoglie reperti interessantissimi fra cui una copia della statua di Pallade Atena (originale al Louvre), alcuni sarcofagi romani e testimonianze della cultura degli Osci. Lariano sorge, invece, all'estremità orientale del Vulcano Laziale, a valle del più antico insediamento militare, romano prima e medievale poi, noto come il "maschio di Ariano" o di Lariano. Si tratta dell'originario centro di Ara Iani che dominava il paesaggio fra la valle del Sacco e le pianure pontine, fortificato da varie famiglie romane e definitivamente distrutto dalle truppe papaline, aiutate dai veliterni, nel 1456. Il Comune, ricostruito in forma autonoma solo negli anni '60, è oggi conosciuto prevalentemente per le sue tradizioni enogastronomiche: i funghi e, soprattutto, il pane, fra i più apprezzati in senso generale.
Colli prenestini
L'assetto storico del territorio è determinato dalla rete viaria costituita dalla via Prenestina e dalle sue diramazioni. In molti centri si trovano resti di mura poligonali, attribuiti agli Equi e testimonianze di epoca preromana, nonché resti di monumentali complessi sacri, come il Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina. In particolare Castel S. Pietro è situato sulla antica acropoli di Praeneste.
A Palestrina riveste particolare interesse il palazzo baronale eretto dai Colonna ed ampliato dai Barberini sugli avanzi del Santuario della Fortuna Primigenia, che attualmente accoglie lo straordinario, ricchissimo Museo, con il grande mosaico del Nilo e con testimonianze italiche e romane.
Il complesso archeologico e storico artistico di Palestrina – l'antica Praeneste – è certamente uno dei più interessanti ed affascinanti del mondo. Esso è infatti costituito dallo straordinario tempio della Fortuna primigenia, dalla antica città, dalle sue espansioni in epoca romana, dalle limitrofe necropoli, dal palazzo Barberini, costruito sui ruderi del Tempio e, soprattutto, dal meraviglioso Museo realizzato nel Palazzo stesso. La fondazione di Palestrina e del Tempio della fortuna Primigenia, risalgono ad un remoto passato in cui i miti italici si fondono con quelli greci: la fondazione della città è attribuita a Telegono o a Latino, figli di Ulisse e della maga Circe, oppure a Ceculo, figlio di Vulcano o, infine, a Prenesteo, figlio di Latino: uno dei primi re di Praeneste, Erulo, avrebbe combattuto contro Evandro, alleato di Enea.
La fondazione del Tempio sarebbe stata sollecitata da un "comando divino" impartito in sogno ad un cittadino di Praeneste, il quale scavò la montagna e trovò le tavolette poi usate nel tempio per la lettura delle "sortes". Comunque i resti delle possenti mura poligonali che cingevano la città sono certamente riconducibili ad un'epoca anteriore alla fondazione di Roma.
L'antica città ed il suo tempio erano strettamente collegati, soprattutto via mare, al mondo greco ed al mondo etrusco: il porto di Praeneste era quello di Anzio ed il fuoco perennemente acceso sulla sommità del Tempio della Fortuna Primigenia, visibile dal mare, era punto prezioso di riferimento per i naviganti. Praeneste fu per lunghi anni nemica ed antagonista di Roma, partecipò con un ruolo rilevante alla confederazione delle 30 città del Lazio contro Roma ed alla trentennale guerra che si concluse con la resa a Tito Quinzio Cincinnato nel 380 a.C.
Il tempio della Fortuna Primigenia – generatrice di tutti gli dei – è stato per secoli uno dei santuari più celebrati e frequentati da chi si rivolgeva all'oracolo per conoscere le "sortes", cioè i vaticini. Esso, a conclusione di una costruzione durata certamente secoli, si sviluppa su 7 livelli, l'ultimo dei quali accoglieva lo spazio sacro, la cella vera e propria della Dea Fortuna, secondo un imponente impianto scenografico, chiaramente greco-ellenistico, che conserva tuttora il fascino antico.
Di grande rilevanza, poi, sono i resti degli acquedotti romani in territorio di Gallicano e di San Gregorio da Sassola.
Il sistema degli acquedotti dell'antica Roma si rifaceva in buona parte alle sorgenti dei monti Simbruini caratterizzati da un microclima particolare che favorisce le precipitazioni. Le montagne, infatti, sono la prima barriera elevate (oltre i 2 mila metri) incontrata dalle perturbazioni occidentali provenienti dal Tirreno e che qui si infrangono con frequenti piogge e nevicate. La natura calcarea e non compatta delle montagne favorisce l'infiltrazione di acqua e fenomeni profondi e rilevanti di carsismo, con numerose risorgive poste soprattutto sul versante occidentale della formazione (verso il Lazio). Qui nasce l'Aniene – l'Anio dei Romani – e qui si situano tuttora alcune fra le principali opere di captazione per i moderni acquedotti romani. Altri punti di approvvigionamento di risorse idriche erano (e tuttora sono) il lago di Bracciano (con l'acquedotto Traiano fatto risistemare da Paolo V con la concomitante costruzione del "fontanone" del Gianicolo ) e l''acqua vergine: una grande sorgente posta nella campagna romana vicino all'attuale località di Salone. Ma all'Urbe che cresceva, serviva tanta acqua e già nel III secolo a. C. fu realizzato l'Anio Vetus, il primo acquedotto che prendeva origine dall'Aniene (nei pressi dall'attuale Vicovaro) per giungere a Roma sull'Esquilino (nella zona dell'attuale Piazza Vittorio) sufficientemente alta per poi poter rifornire tutta la città. I Romani – come tutti i popoli antichi – non possedevano tecniche adeguate per gestire le condotte in pressione. Pertanto gli acquedotti non potevano scavalcare le vallate in modo rettilineo, cioè scendendo e risalendo; occorreva seguire una pendenza uniforme, a costo di procedere a zig – zag, oppure scavare una trincea nei rilievi e poi superare le vallate con un sistema di arcate. In tal mod,o la pendenza restava costante e le acque scorrevano in condotte "a pelo libero" senza richiedere tubature particolari e continue manutenzioni. Scendendo lungo la valle dell'Aniene, gli acquedotti giungevano a Tivoli senza difficoltà ma da qui dovevano superare un rilevante salto di quota. Fu così scelto un percorso in lieve pendenza, da Tivoli verso sud poi ancora verso ovest fino a giungere grosso modo all'asse dell'Appia da dove si entrava e Roma muovendosi verso nord. Lungo tale percorso, però, si situava il sistema dei "valloni" di San Gregorio e Gallicano: profonde forre scavate nel materiale piroclastico friabile. Dopo primi percorsi tortuosi i Romani non ebbero dubbi: scavarono i rilievi interrando le tubazioni e scavalcarono le valli con maestosi ponti tuttora ben visibili come nel caso del ponte della Mola a San Gregorio da Sassola. Vicino Gallicano, a Ponte Lupo, si incrociavano i tracciati di diversi acquedotti e le testimonianze archeologiche sono tuttora imponenti. Pittori e fotografi hanno immortalato il maestoso scenario della antica campagna romana quando era un grande pascolo di ovini e bufale, senza alberi, solcato solo dai resti delle arcate romane, in molti casi riadattate e rimesse in funzione dai papi. E fin quasi ai primi del ‘900, questo era il paesaggio dominante alle immediate porte dell'Urbe, subito oltre porta San Giovanni.
E' infine da ricordare, sempre a Palestrina, il noto compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina, nato nel 1525, principe della musica polifonica.
Altri centri sono stati fondati in epoca romana (come Cave, Genazzano) e successivamente, nei secoli IX, X e XI, con funzioni difensive contro le invasioni saracene (come Rocca di Cave) e come insediamenti agricolo-artigianali, come Zagarolo che secondo alcuni sorge nel luogo della antica città di Gabi. Quest'ultimo centro appartenne alla famiglia Colonna e poi ai Rospigliosi, che costruirono lo splendido Palazzo Ducale, con le sue sale, affrescate da Caravaggio, dal Domenichino, da Guido Reni. Di particolare interesse è il Palazzo Colonna a Genazzano, da poco restaurato ed oggi sede del Museo di Arte contemporanea.
I centri dei Monti Prenestini sono ricchi di torri e castelli. Questi centri, infatti, erano feudi delle grandi famiglie romane – dalle cui fila provennero per secoli i papi - e che si contesero il potere a Roma anche con lotte sanguinose.
I Colonna furono certamente fra le famiglie più potenti, e traevano il loro nome dall'omonimo centro tuscolano. I loro possedimenti si estesero in tutta l'area prenestina e tuscolana. Ai Colonna è attribuita una prevalente simpatia politica ghibellina. Altra famiglia importante furono i Caetani, forti soprattutto nel basso Lazio, che si scontrano con i Colonna dopo l'elezione a papa di Bonifacio VIII (della famiglia Caetani); ed il famoso "schiaffo di Anagni" fu dato al papa proprio da un Colonna! E Jacopone da Todi, che parteggiava per i Colonna, si trovò coinvolto nell'assedio di Palestrina ad opera delle truppe pontificie.
Guelfi, invece, erano gli Orsini con possedimenti soprattutto nella valle dell'Aniene e del Lazio settentrionale, anch'essi in lotta con i Colonna fra l'altro per il possesso della rocca di Olevano Romano. Vanno poi ricordati i Borghese ad Artena, ove vi è tuttora il loro palazzo. I Barberini, invece, arrivarono più tardi, acquisendo diverse proprietà.
Monti Lepini ed alta valle del Sacco
L'area è caratterizzata da un rilevante patrimonio culturale con testimonianze di insediamenti preromani (Carpineto, Colleferro, Labico, Segni e Valmontone) e di ville romane (Gavignano, Montelanico, Segni). Molti centri sono di fondazione - o rifondazione - medievale e conservano il tessuto urbano ed edilizio originario, meritevole di attento recupero.
Da considerare anche il sistema naturale dei Lepini, con fenomeni carsici evidenti fra cui grandi doline di interesse turistico e centri storici posti in punti salienti dei rilievi calcarei. E' il caso di Artena, arroccata su un costone calcareo all'estremità settentrionale dei Monti Lepini, costruita secondo un interessante piano predisposto intorno al 1620 a cura del cardinale Scipione Borghese. Artena ha il centro storico "pedonale" più esteso d'Italia.
- il centro di Artena sorge su uno sperone calcareo che domina la valle latina, passaggio obbligato fra Roma ed il frusinate; sullo sfondo, si nota l'abitato di Palestrina. Ancora oggi gli abitanti si servono dei muli per i servizi urbani.
Segni conserva quasi intatta la cinta murale megalitica.
Di grande suggestione sono la passeggiata lungo le mura e la caratteristica "porta saracena", paragonata alla più nota "porta dei leoni" di Micene, con cui Segni è gemellata.
Numerosi e di grande interesse, sono i Palazzi delle famiglie papali e nobiliari come il Palazzo Borghese e il Palazzetto del Governatore di Artena, il Palazzo Pecci di Carpineto Romano, il Palazzo baronale, il Palazzo Baiocchi ed il Palazzo Traiello di Gavignano, il palazzo Doria-Pamphili di Valmontone (che fra l'altro accoglie un museo archeologico comunale) e notevoli sono le chiese, le ville, le fontane. Tutte opere realizzate con il contributo di grandi architetti, fra i quali si ricordano il Bernini e il Vasanzio.
Di grande rilevanza è il patrimonio ambientale del SUS, localizzato prevalentemente nella fascia montana Lepina ricoperta da boschi di castagno, querce ed aceri. La natura calcarea dei Lepini determina frequenti fenomeni di carsismo; di interesse scientifico e turistico sono alcune grandi doline localizzate in territorio di Carpineto Romano.
















